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START POINT AL CENTRO PER L'ARTE CONTEMPORANEA LUIGI PECCI DI PRATO | Print |
Mostre

StARTpoint – Accademia in mostra

Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci

Spazio Collezione, Prato

Seconda edizione

Curatori

Gianni Pozzi, Susanna Ragionieri, Laura Vecere

21 maggio – 16 giugno 2010

StARTpoint/Accademia in mostra, grande evento espositivo realizzato e promosso dall’Accademia di Belle Arti di Firenze sotto il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Provincia di Firenze, con il contributo della Regione Toscana, ha inaugurato l’esposizione al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci – Spazio Collezione, Prato. Un grande successo per le opere dei giovani artisti della prestigiosa Istituzione fiorentina valorizzate da una ambientazione di grande impatto visivo che ne mette in luce la forza espressiva e la contemporaneità del linguaggio artistico. “L’atmosfera che investe il visitatore – dichiarano i curatori Gianni Pozzi, Susanna Ragionieri, Laura Vecere – è vorticosa. Un vento impetuoso che agita neri chador avvolgenti le fattezze di sette corpi femminili in viaggio verso l’ignoto è l’introduzione alla mostra che si sviluppa nel piano inferiore. Qui ci si imbatte in video vendite di organi artificiali poste in contiguità con un luogo più appartato e segreto: una parete a lacunari che nasconde elegiache memorie di vite trascorse. Di seguito si apre l’immensa triplice sala espositiva illuminata dall’alto. Molti eventi separati popolano il primo spazio: plinti a sostegno di sculture inesistenti, di cui però si scorgono le ombre che sembrano rincorrersi e allacciare un dialogo con un’altra improbabile lunga ombra proiettata da figure disegnate su tela. E ancora, scatole, teche e urne cinerarie che racchiudono memorie presenti e future, fronteggiano un enorme arazzo policromo nei cui gomitoli, ancora sparsi nei dintorni, si può udire lo sferruzzare del suo farsi. Occupa la seconda sezione un unico grande lavoro: il naos di un tempio sormontato da un arcobaleno-fregio di omini rossi, cui rispondono le gigantografie di nudi sia maschili che femminili. L’ultima sezione accoglie quattro lavori a parete, ma la supposta ‘classicità’ di questa impostazione è prestamente sfatata dall’organizzazione spaziale dei lavori e dalle vibrazioni sonore, non più memoria di un’assenza, ma segno di presenza”.

 
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