Oggetti di memoria, il fango dell'alluvione diventa arte

on Martedì, 05 Novembre 2019 16:38

Sala della Consulta, 5-8 novembre 2019

Presentato il 4 novembre in occasione dell'iniziativa Forme del Fango, il progetto Oggetti di memoria mostra cosa può diventare il fango residuo dell'alluvione del 1966 una volta rimosso dalle cantine dell'Accademia.

Agli studenti Sofia Annibali Biancalani, Cristian Erdas e Rosa Maria Solinas, coordinati dai docenti Alessandro Scilipoti e Fabrizio Lucchesi, è stato affidato il compito di dare nuova plasticità a questa materia attraverso la progettazione e la realizzazione di oggetti evocativi che puntassero l'attenzione sul valore della ricostruzione, donando allo stesso tempo a quell'elemento estraneo un significato nuovo e positivo. Realizzati nel laboratorio di ceramica dell'Accademia gli oggetti sono in tutto cinquecento. Per realizzarli sono stati necessari circa cento chili di fango essiccato, che poi è stato rimpastato con acqua, lavorato e trasformato attraverso l'uso di una macchina trafilatrice. La cottura a 980 gradi ha conferito loro il colore tipico della terracotta.

Una temporanea dei primi quattro prototipi che hanno dato origine agli Oggetti di memoria è stata allestita nella sala della Consulta dell'Accademia (5-8 novembre 2019).

"Non esiste modo migliore di presentare memoria dell'alluvione, se non attraverso gli occhi di uno dei più illustri allievi della nostra Accademia, Franco Zeffirelli. Lo storico film-documento "Per Firenze" da lui girato portò le immagini della tragedia in tutto il mondo, promuovendo la raccolta di ingenti fondi per l'aiuto alla città e richiamando da ogni dove gruppi di giovani , che il regista definì Angeli del Fango, il cui contributo fu fondamentale per il salvataggio dei libri e delle numerose opere d'arte danneggiate. L'immagine di ispirazione è presa da un frame del docu-film, dove vediamo il Battistero circondato dalla massa vorticosa di acque e fango in movimento. In fase di progettazione è stata operata un graduale semplificazione dell'immagine di riferimento, fino ad ottenere un tracciato da poter ricreare in negativo sulla mascherina della trafila meccanica con la quale sono stati realizzati i pezzi. L'oggetto ottenuto, con le sue linee semplici e sinuose ricorda il moto incessante della melma che ha minacciato di rovinare una delle città più belle del mondo ed omaggia la memoria di tutti coloro che si sono prodigati per impedire che ciò accadesse". (Sofia Annibali)

"Ho realizzato una forma romboidale che si sviluppa verso l'alto e che presenta, nelle pareti della parte inferiore del monolite, profonde scanalature che variano su tutto il perimetro, al vertice ho inserito una figura piramidale. Per realizzarla mi sono ispirato alla fluidità del fango cercando di riprendere una texture che ricordasse lo scorrere, lungo le strade, di un materiale melmoso come fu quello che invase Firenze nel 1966. La figura piramidale che prende la metà superiore darà più slancio e staticità all'oggetto mettendosi in contrasto con le scanalature inferiori che invece dovranno essere fluide. Nel complesso tutto dovrà simboleggiare le architetture fiorentine che sono state travolte dalla furia dell'Arno in piena. Due metà che rappresentano due elementi uno solido e uno fluido che vanno in costante contrapposizione tra di loro". (Cristian Erdas)

"Sono partita dalla volontà di evocare l'ondata di piena che invase Firenze in quel tragico giorno. Ho scelto una forma tondeggiante che richiami il movimento ondulatorio delle acque che strariparono dal letto dell'Arno. Acque cupe, dense di fango, dapprima furiosamente vorticose e distruttive. Poi, pian piano, si acquietarono pur continuando a scorrere, trasportando con loro opere d'arte, libri, simboli della città e della sua cultura, ma anche le piccole grandi cose della popolazione che perse tutto e che, prima ancora di comprendere la portata del disastro, restò attonita a guardare quello strano orrendo fiume che si allargava nelle strade e nelle piazze. Oggi, dopo cinquantatre anni, a quel fango distruttivo, è stata data nuova vita e si è trasformato in un oggetto simbolico che racchiude la nostra storia e non ci permette di dimenticare". (Rosa Maria Solinas)

"La mia idea di progettare un oggetto della memoria del tragico evento della alluvione di Firenze del 66 si fonda prioritariamente sulla esaltazione dell'elemento materico utilizzato per tale scopo. Per questo, ho voluto conferire alto valore ad una materia che di per sé è generalmente associata alla percezione del degrado e del rifiuto, realizzando un elemento fortemente simbolico. Il fango recuperato dalle cantine dell'Accademia è in tale caso interpretato come materia viva che prende forma in un elemento si ispira al mattone forato di produzione industriale come significante della ricostruzione e quindi della rinascita. L'oggetto in particolare mostra attraverso un taglio verticale posto nel prospetto frontale la sua materia cruda mentre l'esterno è rivestito di una brillante patina d'oro volta a rappresentarne il prestigio della istituzione dove è stato rinvenuto e così di tutta la Città. Tutto questo è stato strettamente progettato in adeguamento alle capacità della macchina che estrude la materia e ai vari vincoli tecnici e dimensionali che essa prevede". (Alessandro Scilipoti)