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Biblioteca

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Orari: MATTINA dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13, 00

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Il primo nucleo organico della biblioteca dell'Accademia fu costituito nel 1801 con l'acquisto, patrocinato dall'allora presidente Giovanni Degli Alessandri, della biblioteca appartenuta all'architetto Giuseppe Salvetti, cui poco dopo si aggiunsero le carte e i disegni acquistati da Sante Pacini e dall'eredità del Gauffier. Ancora nel 1805 l'ubicazione della biblioteca appare provvisoria. La troviamo infatti collocata, unitamente alle stampe e alle macchine di Meccanica, nella Galleria dei Quadri, anche se proprio in quest'anno vengono avanzate precise richieste sia sulla sua collocazione che sull'ampliamento del suo corpus.
Per l'«Insigne e preziosa raccolta di Libri» si chiede infatti: la riunione all'Accademia di quattro stanze della contigua fabbrica di San Niccolo in via del Cocomero (oggi via Ricasoli) date allora alla Società Agraria, il diritto di ricevere gratuitamente ogni libro
stampato in Toscana, l'acquisto dei manoscritti di Galileo, Torricelli e Viviani, del fu senatore Nelli, Architetto Ingegnere Operaio di Santa Maria del Fiore, la riunione alla libreria delle stampe d'incisioni delle pubbliche biblioteche toscane.
Così, a codificarne l'importanza, negli statuti dell'Accademia del 1807 la «Libreria» risulta aperta «a comodo di tutte le scuole e del pubblico», sottolineando con l'uso del termine pubblico, tante volte ripetuto sia in relazione alle Gallerie che alla Biblioteca, il desiderio di legare la città all'Accademia che del resto tanto influiva con le sue «Commissioni» sull'assetto civile di essa,intervenendo non solo direttamente sui restauri dei monumenti antichi, ma costituendo il nucleo di operatori intellettuali cui si faceva riferimento per la difesa e la sistemazione del patrimonio artistico.

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La complessità degli ampliamenti dell'Accademia attuati fra il 1808 ed il 1811 con l'istituzione di una Classe di Musica e Declamazione e di un Conservatorio di Arti e Mestieri, come aggiunse per la didattica una serie di strumenti musicali e di «macchine» che attuavano la connessione delle arti con la scienza, così introdusse nella biblioteca accanto ai testi relativi alle arti del disegno, alla storia e all'antiquaria, quelli riguardanti la musica e le meccaniche.
L'arricchimento di ben settemila volumi, rimasti alla biblioteca dopo la soppressione napoleonica del 1810, fece decidere, all'allora professore di Storia e Mitologia e bibliotecario Giovan Battista Niccolini, l'ubicazione della biblioteca nel Convento di San Marco. Sotto Ferdinando III, una volta ripristinate le congregazioni regolari e tornati i Domenicani a San Marco, la «Libreria» fu trasferita nel Convento di Santa Caterina, allora sede delle due nuove classi dell'Accademia, dopo «che un'apposita commissione l'ebbe peggio che decimata con la restituzione di gran numero di opere alle Case Religiose».
Qui rimase dal 1816 al 1851-53, anni in cui, essendo lo stabile ceduto alla Gendarmeria, la biblioteca fu trasferita nei locali della Chiesa di San Matteo dove si trova attualmente. Un'ulteriore arricchimento si ebbe nel 1876 quando l'architetto Giuseppe Martelli lasciò in eredità all'Accademia, insieme a modelli e gessi, circa ottocento volumi.
Con questo legato venivano alla biblioteca oltre ad edizioni di classici testi di architettura, da Vitruvio al Palladio al Manetti, e di opere storico-critiche, dal Baldinucci al Winckelmann al D'Agincourt al Selvatico, una serie di testi contemporanei che Martelli
aveva portato da Parigi e che costituirono un'importante aggiornamento.

Tuttavia già nella relazione di Felice Berti, maestro di Storia e Mitologia e bibliotecario datata 9 aprile 188233, la sistemazione di tutto questo prezioso materiale nella biblioteca a S. Matteo è definita «con certa arte per l'occhio, e non più oltre»; e la mancanza di un catalogo sistematico e l'inutile battaglia per ottenere un bibliotecario, non previsto dall'ordinamento attuale dell'Accademia, ha mantenuto tutt'oggi questa biblioteca nello stato descritto dal Berti e, dopo il passaggio di due guerre e di un'alluvione, tutt'ora «non più oltre».
Il 1882 sembra quindi segnare un punto di interruzione violento nelle dotazioni dell'Accademia, ma come la Galleria delle Statue rimase all'Accademia così la biblioteca continuò ad assolvere il suo compito pur fra difficoltà, ed oggi risulta un'importante raccolta che, oltre a conservare l'Archivio, rari testi antichi e importanti manoscritti — fra i quali opere di Francesco di Giorgio Martini, Galileo, Torricelli, Ticciati, Bencivenni Pelli, De Fabris etc. — raccoglie relativamente alle arti gran parte dell'attività editoriale del periodo tra la fine del settecento e la seconda guerra mondiale.

Rimasta pressoché inalterata dal 1945 ha trovato in questi ultimi anni non tanto una sistemazione, sempre oltremodo precaria, quanto un tentativo di aggiornamento nell'acquisizione di nuovi testi atti ad appoggiare la didattica attuale.


da "Notizia storica delle dotazioni didattiche dell'Accademia" di Anna Gallo Martucci,
in "L'Accademia di Belle Arti di Firenze 1874 1984"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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