
È mancato l'Artista Remo Salvadori, l'Accademia di Belle Arti di Firenze si stringe al dolore dei suoi cari e di tutte le persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo.
Il ricordo del Vice Direttore Professor Paolo Parisi:
"Settimana devastante per l’arte italiana e per la sua rappresentanza nella città di Firenze e in Toscana, per Base / progetti per l’arte e per tutti noi. Paolo Masi, storico fondatore dello spazio, poco prima di compiere 94 anni e subito dopo Remo Salvadori, di 79. Per noi un vero shock!
Innumerevoli ricordi, troppi da riassumere in poche righe. Quando ti invitammo a realizzare un progetto per BASE (2001), poi ne divenisti parte, nel cercare il punto esatto dove collocare l’opera Una sorgente nel punto dello sguardo, che comprendeva un calice d’argilla cruda colmo d’acqua, dopo una serie di misurazioni, ecco! Dicesti. Il punto giusto era proprio all’ingresso, a terra. Bene, nessuno lo sfiorò durante l’inaugurazione e, successivamente, per tutta la durata della mostra…
Qualche tempo dopo, davanti alle mie opere al Centro Pecci (Coast to Coast, 2006 - opere nelle quali il colore ad olio riaffiora in superficie dopo aver superato strati successivi di acrilico, rendendo l’opera potenzialmente sempre in divenire): certo, dipingi col sudore della Pittura. Più recentemente, da Building a Milano, tu e Sally, iscritti alle visite guidate della mia mostra. Alla fine: grazie Paolo, sto completando l’archivio a studio, passa trovarmi. E fatti vivo più spesso.
Non l’ho fatto Remo, Milano è sempre bella ma anche impegnativa. Sicuramente, avevi ragione tu: è importante essere precisi, in questo Continuo, infinito, presente.
Grazie Remo."
Il ricordo della Professoressa Laura Vecere:
"Remo Salvadori è stato allievo dell’Accademia di Firenze e, prima ancora, dell’Istituto d’Arte nella stessa città. Quel periodo di apprendistato è ricordato dall’artista con la bella immagine di un vassoio che sprigionava aromi intensi, originati e dalla stratificazione storica del passato della città monumentale, e dai nuovi fermenti di arte contemporanea, coagulati intorno alla galleria Numero di Fiamma Vigo. Tutti i figli si allontanano dai genitori per maturare e costruire la propria identità e l’artista sceglie come luogo di elezione Milano. Da lì presto verrà a trovarsi coinvolto in mostre nelle principali gallerie d’arte più importanti d’Italia e nelle manifestazioni internazionali più significative, a cominciare dalla XL Biennale di Venezia 1982.
In memoria della sua scomparsa desidero non riproporre un percorso ufficiale, che chiunque può attingere da internet, ma ricordare una sensazione che ritorna ogni qualvolta penso al suo lavoro e a come l’ho vissuto. Mi riferisco in particolare all’ineguagliabile mostra di Chambres d’Amis ideata erealizzata a Gand, nel 1989, da Jan Hout. L’esposizione era ospitata nell’intimità di abitazioni private della città, invece che nelle sale di un museo. Il visitatore aveva così la sensazione di essere avvolto in una grande complicità sia con la persona che abitava quella casa sia con l’opera realizzata in quell’habitat privato. Nel lavoro di Salvadori, però, la stessa sensazione si ripete a Perugia, nell’ambito di Opera, a quel tempo diretta da Bruno Corà (1979 al 1999). Ricordo in modo vivido che l’opera ebbe un seguito, nel pomeriggio di una calda Domenica delle Palme, altrettanto importante perché si tramutò in una festa campestre primaverile senza tempo (1979 /1980). La data è approssimativa ma veridica. Verso le fine dello stesso anno il Museo Pecci di Prato ospitò una sua personale (1997/98) che abbracciava il lavoro prodotto dall’artista fino ad allora. Chiudeva il percorso una vasca piena d’acqua, rotonda, dotatadi zampilli fuoriuscenti da cucchiai: una visione di nutrimento oltre che un gioco d’acqua. Ancora un gesto di accoglienza, sebbene posto in un luogo ufficiale d’esposizione. Nel 1996 avevamo già avviato il progetto presso il castello di Santa Maria Novella di Dopo paesaggio/ Figure e misure dal giardino di cui sono stata co-curatrice. Salvadori fu il primo artista a costruire un giardino dopo averne enunciato il programma intitolato Ebdomero, termine dechirichiano che sottintende da un lato Apollo e dall’altro Nietzsche e il sette come numero settimanale in cui il tempo è scandito. Dunque due nomi impegnativi e complessi di personalità visionarie che postulano elementi ritornanti. Cerchi dentro cerchi che, intersecandosi, creano un unico germoglio visivo. Tradotto in altri termini: un fiore di marmo con vasca circolare e ninfea, un albero di ciliegio, il giglio bianco e, infine, il cerchio che inscrive il piccolo hortus conclusus intorno al pozzo cisterna, nel cuore del castello di Santa Maria Novella.
Tutti i segni che Remo Salvadori crea durante il suo percorso artistico con cui modula il tempo e lo spazio, come ad esempio Nel momento, fatto di elementi staccati in piombo, oppure in Continuo infinito presente, fatto da un circolo ininterrotto di un ouroboro, o anche il Seme sferico che genera tre elementi separati in espansione indefinita. E anche se non si posseggono i codici di lettura, ogni opera è simile ad un dispositivo che permette di vedere ciò che nella diversità riconduce verso ciò che è familiare, e viceversa. Un modo sempre uguale e sempre rinnovato in cui la vita, inarrestabile, fluisce e si ripresenta dopo metamorfosi"




