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haftime/doubletime 2025

on Giovedì, 24 Aprile 2025 15:07

30 aprile. 7, 14 e 21 maggio 2025

htdt2025 web

Tornano i mercoledì d’artista di halftime/doubletime, ciclo d’incontri pensato e organizzato dai docenti e artisti Lia Pantani e Giovanni Surace.
Si parte il 30 aprile alle ore 11 con Jacopo Benassi, artista, in Sala Ghiberti. A seguire gli artisti Diana Anselmo (7 maggio, ore 11) e Bianco-Valente (14 maggio). Chiude l'edizione 2025 il Co-Direttore per le Arti Visive della tenuta dello Scompiglio Angel Moya Garcia (21 maggio).
Sarà possibile seguire gli incontri anche da remoto sulla piattaforma Google Meet (meet.google.com/dmo-ggsk-ssr.) Gli appuntamenti sono aperti a tutti gli interessati.

Jacopo Benassi è nato a La Spezia, Italia (1970), dove vive e lavora.
Ha partecipato a diverse mostre e a molti eventi in istituzioni come il Centro Pecci di Prato, la Tate di Londra e il Palais De Tokyo di Parigi. Ha prodotto numerose pubblicazioni tra libri e fanzine, tra gli altri FAGS edito da nero, The Belt di Skira, Bologna Portraits di Damiani, The Eyes Can See What The Mouth Can Not Say di Peperoni books, Gli aspetti irrilevanti di Mondadori. Ha collaborato con registi e scrittori come Paolo Sorrentino, Daniele Cipri, Asia Argento e Maurizio Maggiani e ha seguito e realizzato diverse campagne pubblicitarie nel settore moda. Jacopo ha seguito anche la programmazione culturale del Btomic, celebre club di La Spezia, per il quale ha realizzato progetti editoriali autoprodotti legati alla scena musicale alternativa proposta dal locale. Nonostante le innumerevoli esperienze con cui è riuscito a entrare in contatto, Jacopo è riuscito ad attraversare trasversalmente diversi ambiti e a muoversi tra discipline eterogenee, il suo modo di scattare rimane fedelissimo all'approccio con cui ha esordito: la profondità di campo viene annullata dalla luce del flash. Benassi ha fatto di questa caratteristica della fotografia rapida e istintiva delle culture underground, che spesso richiede flash e tempi di esposizione brevi per ritrarre situazioni clandestine e prive di luce, la sua cifra stilistica, conferendo così alla sua ricerca un carattere crudo e potente. Con Jacopo Benassi la fotografia diventa scultura, non solo perché il flash ritaglia con precisione le silhouette dei suoi soggetti, ma perché lo scatto stesso entra in dialogo con i fotogrammi dell'artista, assemblati dall'artista stesso, che rendono così ogni opera unica e irripetibile. Jacopo non cessa di suggerire che la volontà di creare non esisterebbe senza la volontà di distruggere: cornici bruciate o realizzate con legno accettato e vetro tagliato, un omaggio all'imperfezione che ci permette di misurare la complessità e la ruvidezza delle cose. Assemblaggi di elementi fotografici, materici e pittorici trovano la loro stabilità grazie alla presa di una cinghia di ancoraggio industriale. Con esse Jacopo ci parla con un coraggio disarmante di fragilità e di costante ricerca di equilibrio.
Tra le mostre personali recenti ricordiamo: Palazzo Ducale, Genova /2025), AUTORITRATTO CRIMINALE, GAM Torino (2024), Vuoto, Franciscaines Museum, Festival of Photography, Deauville (2023), Serenata Agitata, Una Boccata d'Arte, Gardone Riviera (2023), MATRICE, Fondazione Carispezia, La Spezia (2022), PAST, Francesca Minini, Milano (2021), VUOTO, Centro Pecci, Prato (2020), CRACK, CAMERA Torino (2019), Bologna Portraits, Palazzo Bentivoglio, Bologna (2019).

Diana Anselmo (1997, Palermo) è un attivista, performer e artista visivo Sordo e queer.
Bilingue LIS ed Italiano, come performer Anselmo debutta nel 2021 con la sua prima lecture-performance Autoritratto in tre atti, ad oggi presentata in più di trenta istituzioni nazionali e internazionali tra cui il MAXXI, Roma; MART, Rovereto; Goethe Institut, Roma; CAMERA e Lavanderia a Vapore, Torino; Culturgest e Casa da Música a Lisbona e Porto; Synergeio Performing Arts Center di Cipro, ed in Festival come Gender Bender, Bologna; Orlando Festival, Bergamo; Theaterformen ad Hannover.
Nel 2022 viene invitato dal coreografo francese Xavier Le Roy a performare ne Le Sacre du Printemps al Sophiensæle di Berlino in un trio con Scarlet Yu e Alex Achour. Nello stesso anno Anselmo realizza You Have to Be Deaf to Understand, una spettacolo con tre performer Sordi interamente in Visual Sign(forma poetica propria delle lingue dei segni) con cui si esibisce in varie venues internazionali segnanti fra cui Riksteatern Crea, Stoccolma; International Visual Theatre – IVT, Parigi.
Il 2023 è l’anno della sua lecture-performance Je Vous Aime – una performance per gli udenti, un lavoro multimediale la cui partitura si dipana fra storytelling verbale (in ITA e LIS), video, ed elementi di Visual Sign. È stato presentato al TSA Teatro Stabile d’Abruzzo e TPP Teatro Pubblico Pugliese, oltre che a vari festival come DANAE, Milano.
Nel 2024 la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino cura la sua prima mostra personale come artista visivo a partire dalla ricerca d’archivio realizzata per la performance Je Vous Aime (da cui prende il nome la mostra).
Infine, Anselmo è accessibility manager e Deaf Cultural Advisor per diverse istituzioni culturali e festival in Italia, come ad esempio Oriente Occidente Dance Festival di Rovereto e Spazio KOR di Asti.
È inoltre uno dei co-fondatori ed ora presidente di Al.Di.Qua. Artist, prima associazione di categoria in Europa di e per artisti disabili, con focus sull’advocacy per l’accessibilità in ambito artistico, per la quale ha partecipato come relatore a vari festival europei come IntegrArt, Svizzera; DansFunk, Svezia; Holland Dance Festival, Paesi Bassi, European Network of Cultural Centres, Lituania.

Bianco-Valente (Giovanna Bianco, Latronico, 1962 e Pino Valente, Napoli, 1967) vivono a Napoli dove si sono incontrati nel 1993. Iniziano il loro progetto artistico indagando dal punto di vista scientifico e filosofico la dualità corpo-mente, l’evoluzione dei modelli di interazione tra le forme di vita, la percezione, la trasmissione delle esperienze mediante il racconto e la scrittura. A questi studi è seguita un’evoluzione progettuale che mira a rendere visibili i nessi interpersonali. Esempi sono le installazioni che hanno interessato vari edifici storici e altri progetti incentrati sulla relazione fra persone, eventi e luoghi. L’attenzione al contesto e il dialogo con gli spazi e le comunità coinvolti nei loro lavori, con la messa in atto di dinamiche partecipative che divengono parte integrante della realizzazione finale, sono costanti nella loro prassi, che spazia dalla scultura al video, all’installazione, a pratiche laboratoriali.
Nel 2008 hanno fondato e curato con Pasquale Campanella fino al 2024 il progetto di arte pubblica A Cielo Aperto, sviluppato a Latronico, in Basilicata, perseguendo l’idea di lavorare alla costruzione di un museo diffuso all’aperto, in cui diverse opere permanenti dialogano con l’ambiente montano, e di intervenire nello spazio urbano con progettualità condivise e partecipate.

Angel Moya Garcia (Cordova, Spagna, 1980. Vive e lavora a Firenze) è critico e curatore d’arte contemporanea. Laureato in Storia dell’Arte presso l’Università di Cordova (Spagna) è Co-Direttore per le Arti Visive della Tenuta Dello Scompiglio a Lucca e socio di ICOM Italia - International Council of Museums, dell’IKT - International Association Of Curators Of Contemporary Art e dell’IAC - Istituto di Arte Contemporanea in Spagna. Recentemente è stato curatore del Padiglione Spagnolo nella prima edizione della Biennale di Malta (2024) e curatore del Progetto “Panorama” della Quadriennale di Roma (2022-2024), mentre in passato ha curato il programma annuale delle Residenze artistiche BLM - Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia (2023) ed è stato Responsabile della programmazione e degli eventi culturali del Mattatoio di Roma (2020-2022). La dimensione fondamentale della sua ricerca si centra sul concetto di identità, sulla collettivizzazione dell’individuo e sulla decostruzione del soggetto nella filosofia contemporanea. Allo stesso tempo affronta interrogativi sulla trasversalità, attraverso l’analisi dei confini e l’identificazione e l’approfondimento di convergenze e linee intersecanti nelle diverse pratiche della contemporaneità, con una speciale attenzione verso i linguaggi installativi e performativi.

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