
Giovedì 12 giugno sessanta allieve e allievi dell'Accademia saranno coinvolti in una performance collettiva che avrà come punto di partenza l'iscrizione lapidea dell'irriverente Pievano Arlotto - presbitero fiorentino in età rinascimentale, noto per le sue burle - custodita all'interno dell'ex Chiesa dei Pretoni, oggi una delle sedi dell'Accademia di Belle Arti. “Questa sepoltura - recita l'iscrizione - il piovano Arlotto / la fece fare / per se / e per chi vi vuole / entrare”.
La performance, dal titolo "E per chi ci vuole entrare" è a cura del docente Jacopo Miliani e coinvolge gli studenti dei bienni Nuovi Linguaggi Espressivi e Didattica dell'Arte che hanno partecipato al corso di Tecniche Performative per le Arti Visive.
Temi principali del corso di quest’anno sono stati il re-enactment e la trasformazione, esplorando pratiche inerenti alla zona liminale del rito. Per la performance finale sono stati di ispirazione i drappeggi raffigurati negli affreschi sulla vita di Cristo, dipinti da Giovanni Balducci, presenti nell’Aula Pretoni. Il luogo delle lezioni, ex Oratorio di Gesù Pellegrino, ha ispirato il corso sia attraverso le suggestioni visive che la sua storia e quella del suo illustre abitante: l’Arlotto, il prete burlone.
Appuntamento il 12 giugno in Sala Pretoni (via San Gallo) alle ore 18.
Arlotto Mainardi, detto il Piovano o Pievano Arlotto (Firenze 25 dicembre 1396 -26 dicembre 1484) ha vissuto 88 anni e un giorno. Da anziano trovò ospitalità nell’oratorio dei Pretoni dove andavano a rifugiarsi parroci anziani e in povertà, appunto “i Pretoni”. Arlotto era famoso per i suoi “scherzi da prete”, i suoi gesti erano alquanto sfrontati e la sua bocca si alternava tra storielle e caraffe di vino. Fra i detti popolari nati dalla sua figura c'è il motto di dire Essere come la bandiera del Pievano Arlotto cioè fatta tutta di pezze rubate. Nella chiesa dei Pretoni rimane la lapide dell’Arlotto, su cui spesso la classe degli studenti ha camminato senza conoscere tutte le storie di questo prete burlone. Anche le parole incise sul marmo sembrano riecheggiare il suo sorriso e la morte si trasforma in beffa “Questa sepoltura / il piovano Arlotto / la fece fare / per se/ e per chi vi vuole / entrare”.




