
Si conclude con una perfomance aperta al pubblico il corso di Tecniche perfomative per le arti visive dell'artista e docente Jacopo Miliani. L'evento - dal titolo Time goes by - si svolgerà giovedì 20 giugno alle ore 17.30 presso il Chiostro dell'Accademia.
In 40 minuti, 60 fra studentesse e studenti dell'Accademia di Belle Arti utilizzeranno il proprio corpo per intepretare il tema della relazione tra soggetto e collettività, argomento guida intorno al quale hanno lavorato durante l'anno.
Scrivono gli studenti coinvolti nell'evento in quello che può essere considerato a tutti gli effetti uno statement della performance:
A volte ci è stato insegnato che c’è un tempo e un luogo per ogni cosa.
E se non fosse così? Se il tempo non passasse in un verso soltanto e le direttrici e le diagonali dello spazio fossero infinite? Se anche la parola, ordinatore semantico per eccellenza, perdesse di senso: il libro si scompagina e l’argilla del vaso si sfalda. La consequenzialità è perduta, siamo in forse pericolo?
Durante il corso di Tecniche Performative per le Arti Visive abbiamo performato azioni e musiche, spazi e amicizie attraverso l’illeggibilità, la non linearità e la possibilità. Ci siamo chiesti se volessimo conoscere tutto – proprio tutto, tutto – ma anche disconoscere, ricordare per poi dimenticare (“Don’t forget me, I beg” dice la canzone di Adele). Seguendo degli score performativi abbiamo sperimentato come cadere per poi rialzarci.
Adesso invitiamo il pubblico ad accogliere e rigettare il panico, la risata imbarazzata, lo sdegno, la confusione; ad abbandonare ogni ancoraggio e ascoltare voci e corpi.
Nelle nostre azioni costruiamo delle forme: camminiamo, ci posizioniamo nello spazio e balliamo pervasi da una musica che forse risuona solo per qualcuno, ma è la collettività che la anima.
Al centro della nostra azione-presentazione c’è il corpo. La domanda da cui partiamo è questa: se due corpi si incontrano, quale dei due tocca l’altro? Ambivalenza, ambiguità, reciprocità, io, tu, 我们, voi, they.
Mille e uno, mille e due, mille e tre, si parte? Oppure si torna? Non c’è canone, inizio o fine.
Per una volta, non vince nessuno.
Il vuoto può essere pieno?
Siamo davanti a un confine, quello dei nostri corpi e della nostra pelle: “I can feel your halo”.




