
Accademia di Belle Arti di Firenze
Una rete visibile. Lanfranco Baldi tra opere e relazioni
Mostra a cura di Lorenzo Bruni
Prorogata fino al 5 giugno 2026
Biblioteca dell’Accademia di Belle Arti di Firenze
Via Ricasoli 64, Firenze
Incontro Venerdì 29 maggio ore 17,30
in Biblioteca e presentazione di due nuovi materiali inediti su Lanfranco Baldi.
L’Accademia di Belle Arti di Firenze è lieta di annunciare la proroga fino al 5 giugno 2026 della mostra Una rete visibile. Lanfranco Baldi tra opere e relazioni, a cura di Lorenzo Bruni, allestita negli spazi della Biblioteca dell’Accademia.
La proroga nasce dal forte interesse suscitato dal progetto espositivo e dalla volontà condivisa di proseguire il lavoro di approfondimento dedicato a Lanfranco Baldi (1938–1990), figura ancora oggi poco indagata ma centrale nel panorama artistico fiorentino tra anni Sessanta e Ottanta.
In occasione della proroga della mostra, venerdì 29 maggio alle ore 17,30 si terrà un incontro pubblico dedicato alla mostra e agli sviluppi delle ricerche sull’artista, con la partecipazione della direttrice dell’Accademia Gaia Bindi, del presidente della Fondazione Lanfranco Baldi Raimondo Gramigni, del direttore della Biblioteca Daniele Mazzolai e del curatore Lorenzo Bruni.
L’incontro sarà anche l’occasione per presentare due nuovi nuclei di materiali fotografici inediti legati ad azioni o attività di Lanfranco Baldi, emersi grazie alle ricerche e ai ritrovamenti di Gianni Melotti e Piero Biasion. Un elemento particolarmente significativo perché conferma come il lavoro di Baldi continui ancora oggi a riattivare memorie, documenti e testimonianze rimaste a lungo sommerse o dimenticate.
La mostra, promossa dall’Accademia e sostenuta dalla Biblioteca, si sviluppa come naturale prosecuzione della giornata di studio del 10 aprile dedicata all’artista e dal titolo “Io mi ricordo di lui”, che ha coinvolto studiosi e studiose provenienti da tutta Italia: da Antonello Tolve a Marco Meneguzzo, da Francesca Gallo a Elio Grazioli, da Giorgio Verzotti ad Angela Vettese, da Michele Bertolino a Sergio Risaliti, da Bruno Casini a Carlo Bertocci, da Cristian Caliandro a Susanna Ragionieri, da Laura Lombardi a Cristina Frulli. Attraverso opere, documenti, testimonianze e materiali d’archivio, il progetto intende interrogare oggi — nell’epoca degli archivi digitali — le modalità con cui riattivare figure del passato recente e riflettere sulla loro attualità ed eredità.
Le opere esposte in Biblioteca, più che proporre una ricostruzione cronologica della biografia di Baldi, invitano a entrare nel sistema di relazioni che ha reso possibile la sua pratica artistica, restituendo il clima culturale della Firenze di quegli anni. I lavori provengono infatti da case, studi e archivi personali di amici, artisti e collaboratori, mostrando i diversi linguaggi sperimentati da Baldi: dalla pittura astratto-geometrica al libro d’artista, dalle azioni pubbliche al cinema d’animazione, fino ai lavori firmati con lo pseudonimo Jing e alle ceramiche Raku.
A proposito della mostra, Lorenzo Bruni scrive: “Una scelta non solo documentaria, bensì metodologica quella di coinvolgere gli amici a prestare le loro opere di Baldi. Sono proprio queste persone — da Carlo Bertocci a Piero Biasion, da Vincenzo Cutugno a Raul Dominguez, da Federigo Fabbrini a Rosanna Tempestini Frizzi, da Raimondo Gramigni a Sandro Lombardi, da Paolo Masi a Gianni Melotti, da Alberto Moretti a Maria Silvia Papais, fino a Pier Luigi Tazzi e Alessandro Vezzosi — che, custodendo nelle loro case le tracce di un lavoro fragile perché interrotto prematuramente dalla malattia, ne hanno impedito la dispersione insieme alla memoria di quella stagione.”
Ad accompagnare il percorso espositivo vi sono inoltre le storie legate alle opere, affidate alle didascalie, ai contenuti pubblicati sui canali social dell’Accademia e a una serie di video-interviste disponibili da giugno sul canale YouTube dell’Accademia, realizzate dagli studenti del corso NTA Giovanni Panigalli, Ilaria Barsotti, Sofia Minoliti e Suri Manco Torre.
La proroga della mostra rappresenta così non solo un’estensione temporale dell’esposizione, ma anche l’occasione per consolidare una nuova attenzione critica attorno al lavoro di Lanfranco Baldi, aprendo ulteriori prospettive di ricerca su una figura ancora capace di interrogare il presente.




