
LINEE DI FUGA. Arte, norma e costruzione dell’alterità
Giornata di incontri interdisciplinari a cura di Veronica Montanino e Marina Brancato.
MAD Murate Art District - Sala Ketty La Rocca
22 maggio 2026, ore 10.00 – 14.00
Il 22 maggio, presso il MAD Murate Art District di Firenze, si terrà LINEE DI FUGA. Arte, norma e costruzione dell’alterità, una giornata di studi e confronti interdisciplinari aperta al pubblico e rivolta a studenti, studiosi e operatori culturali.
L’iniziativa, a cura delle docenti Veronica Montanino e Marina Brancato, vedrà gli interventi di diverse figure di rilievo del panorama scientifico e culturale: il sociologo Nello Barile, docente di Sociologia presso l’Università IULM di Milano, la storica dell’arte Anna Maria Panzera, lo psichiatra e psicoterapeuta Fernando Panzera, Evelina Cataldo, educatrice presso il carcere di Padova e dottoranda in Scienze giuridiche e politiche (Università G. Marconi) e Valentina Gensini, direttrice di MAD Murate Art District di Firenze.
L’incontro costituisce il secondo momento di un progetto articolato in tre fasi, ideato dalla Scuola di Decorazione dell’Accademia di Belle Arti di Firenze. Il percorso affonda le radici in una ricerca avviata nel 2024 sul complesso delle Murate, inteso come spazio stratificato e simbolicamente denso, segnato dalla sua storia plurisecolare di luogo di autoreclusione e successivamente di detenzione.
Dopo il workshop condotto da Marzia Migliora ed Elisa Fulco, il percorso si concluderà a fine giugno con una mostra negli spazi delle celle, esito del lavoro site-specific realizzato dalle studentesse e dagli studenti dell’Accademia.
Il contesto delle Murate assume un valore centrale: da ex istituzione di contenimento a distretto culturale, si configura come luogo liminale, una “soglia” — per riprendere Victor Turner — in cui le categorie ordinarie si sospendono e diventano visibili i dispositivi che regolano inclusione ed esclusione, normalità e devianza. In questa cornice, l'ex complesso detentivo diviene il perimetro ideale per riflettere su fratture e dissonanze rispetto ai sistemi di riferimento dominanti, e a interrogarsi sul ruolo dell’arte come pratica critica, capace di eccedere e mettere in crisi l’ordine simbolico.
È proprio nell’intreccio tra sguardi disciplinari diversi — arte, antropologia, sociologia, psichiatria — che il progetto trova la sua cifra distintiva: non una semplice giustapposizione di competenze, ma un tentativo di problematizzare le categorie stesse di identità, differenza e alterità. L’interdisciplinarità diventa così uno strumento per scardinare i linguaggi consolidati e interrogare i processi attraverso cui l’“altro” viene costruito e rappresentato.
In questo quadro, il contributo dell’antropologia culturale assume un ruolo peculiare: non solo come metodo di lavoro sul campo — oggi sempre più affine alle pratiche artistiche contemporanee — ma come strumento critico capace di decostruire la produzione dell’alterità. Se l’arte tende a farsi luogo privilegiato della sua rappresentazione, l’antropologia invita a chiedersi rispetto a quali sistemi di riferimento essa venga definita, mettendo in luce le condizioni e le implicazioni di tali processi. Il dialogo tra arte ed etnografia non mira dunque a esoticizzare l’“altro”, ma a mettere in discussione le categorie che lo producono, aprendo uno spazio di riflessione sulle forme della visibilità e sulleloro conseguenze politiche e sociali.
Interventi: Nello Barile propone una genealogia della tuta e dell’uniforme come dispositivi simbolici tra funzionalità e omologazione. Dalle avanguardie — con Giacomo Balla e Thayaht — fino alla contemporaneità digitale, la moda emerge come campo in cui si articolano tensioni tra individualità e controllo, libertà e sorveglianza.
Anna Maria Panzera analizza la costruzione critica della figura di Caravaggio, mostrando come l’artista venga storicamente trasformato in “caso”. A partire dal confronto con Michel Foucault, la relazione propone una lettura della pittura come eccedenza visiva, capace di sottrarsi alle categorie interpretative e biografiche.
Fernando Panzera interverrà in forma dialogica a partire dalla sua esperienza di psicoterapeuta, con particolare attenzione al lavoro relazionale e di gruppo. Al centro, una riflessione su libertà, trasformazione e processi di cura, intesi anche come possibilità di ridefinizione di sé, in cui la creatività — tanto nella produzione quanto nella fruizione dell’opera — può aprire spazi di consapevolezza, relazione e cambiamento.
Evelina Cataldo proporrà una lettura interdisciplinare dell’istituzione penitenziaria a partire da un “doppio posizionamento”: quello interno della professionista della socializzazione e quello esterno della ricercatrice. Cataldo interroga i legami concettuali tra arte e pena, esplorando l’esperienza della reclusione come privazione della libertà, ma anche come luogo di possibile “seconda nascita”.
Richiamando il pensiero di Hannah Arendt, l’intervento delinea l’agire comune nello spazio di compresenza come lo snodo fondamentale in cui l’azione politica e la forma artistica si incontrano.
Valentina Gensini illustrerà l’identità strategica di MAD, ripercorrendo le radici storiche del complesso delle Murate. L’intervento mette in luce come l’istituzione sia diventata nel tempo un osservatorio privilegiato sull’arte contemporanea, capace di accogliere e stimolare le interpretazioni degli artisti che hanno lavorato sul campo, trasformando un luogo di esclusione in un centro
propulsore di riflessione site-specific e impegno civico.
L’incontro è aperto a tutti e darà diritto a un credito formativo agli studenti partecipanti.




